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To Be Continued

Leggere è un'arte, Tradurre una passione!

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DICONO DI NOI

Intervista a…. To Be Continued su Italian Shades – Il marchio editoriale italiano dedicato a Jane Austen

To be continued su Italian Shades of Austen

http://italianshadesofausten.altervista.org/to-be-continued/

Qui riproposta l’intervista apparsa nel dicembre 2013

Si chiama “To be continued” ed è il primo marchio editoriale tutto italianointeramente dedicato a Jane Austen, in particolare, da come suggerisce il nome, al mare magnum di sequels austeniani derivati dai romanzi della grande scrittrice. Soltanto di recente sono venuta a conoscenza del marchio editoriale ed è stato grazie alla rete ed in particolare tramite la loro pagina Facebook.

To be continued ha tradotto e pubblicato per il pubblico italiano (scusate il bisticcio) La lettera di Mr Darcy, Il Fratello Bennet e  Charlotte Collins, tre sequel austeniani. Descrivere il lavoro di To Be Continued in poche righe sarebbe stato riduttivo, per questo ho deciso di contattare Daniela e Sara, le due pioniere traduttrici e creatrici di questo marchio editoriale, per chiedere loro la disponibilità ad un’intervista e fare in modo che potessero raccontarci un po’ di loro, della loro idea e del loro lavoro. Loro hanno accettato ed ecco che, finalmente, pubblichiamo la loro intervista, inaugurando così anche l’omonima sezione del nostro blog!  E’ stato veramente un onore per me poterle intervistare e un grande piacere leggere le loro risposte…. ora vi lascio alla lettura, sperando così di contribuire a far conoscere questa bella iniziativa italian-austeniana e con la speranza che queste poche righe stuzzichino la vostra curiosità!

1. To be continued è un marchio editoriale tutto italiano e soprattutto austeniano, una interessante novità nel campo dell’editoria italiana. Come e quando è nato il vostro progetto di collaborazione?

Il progetto To be continued è nato prima di tutto nella mia testa qualche anno fa, quando ho iniziato a leggere i sequel dei romanzi austeniani in lingua originale, e lì ci è dovuto rimanere per un po’ viste le difficoltà che una cosa del genere avrebbe dovuto affrontare. Poi si è sviluppato in un bar della mia città, dove per la prima volta, davanti a un succo di frutta e un cornetto alla crema, ho avuto modo di parlarne ad alta voce, esponendo il progetto alla mia collega d’università, nonché amica e da allora socia, Sara Caldara. È stata l’unione di due pazze che adorano i libri e tutto il mondo che ci sta intorno. Due ragazze laureate con il massimo dei voti che si sono viste sbattere le porte in faccia da tutte le carriere “umanistiche” che tanto sognano. La verità è che questo progetto è nato dal nulla: solo dall’amore per la lettura, la traduzione e una profonda passione per la Austen.

2. Come mai avete scelto di puntare proprio su Jane Austen e, in particolare, sul repertorio di sequel e derivati ispirati ai suoi romanzi?

Naturalmente alla base c’è la passione per Jane Austen, la sua vita e i suoi romanzi. Poi perché è un campo quasi del tutto inesplorato in Italia, e a mio parere che ha molto da offrire. Ora che abbiamo pubblicato il nostro primo romanzo abbiamo anche capito quali sono le difficoltà di un progetto del genere. In Italia sono ancora troppe le persone che non conoscono Jane Austen (così come tantissimi altri autori che dovrebbero essere noti). E poi ci stiamo scontrando con un genere di lettore che si definisce purista e che non vuole vedere i romanzi originali modificati, come se fosse un affronto all’autrice originale. Ma quale affronto? Non mi permetterei mai di fare un affronto a Jane Austen, che mi ha tanto emozionato ed insegnato da quando ero adolescente. Basterebbe imparare a guardare un po’ più al di là del proprio naso e capire che è un genere letterario nuovo che dà prima di tutto la possibilità di far conoscere sempre di più i romanzi originali rendendoli sempre vivi e contemporanei. Io trovo straordinario che una donna nel 2013 un giorno si metta a scrivere di Elizabeth Bennet e di Darcy, al di là di cosa può venirne fuori.

3. Come funziona il vostro lavoro? Ho visto che pubblicate in paperback, (on demand, se non erro), ma anche tramite il vostro portale, permettendo ai lettori di avere accesso alle traduzioni online. Come mai? Come riuscite a interagire con i vostri lettori?

Il nostro primo romanzo è disponibile in versione cartacea sia sul nostro sito http://www.becontinued.it che su Ibs e Amazon. Non c’è ancora una versione online e non so ancora rispondere a domande in merito, è un mercato che non conosciamo e che bisogna studiare a fondo prima di affrontare. Sul nostro sito poi, è anche possibile leggere completamente gratuitamente online un altro romanzo, che stiamo traducendo man mano che lo mettiamo online… Si intitola “Il fratello Bennet”. Andate a vedere di cosa si tratta!

4. Tra il variegatissimo panorama dei derivati austeniani, quali sono i vostri criteri di scelta del romanzo da tradurre? Siete voi a decidere quale sequel tradurre e pubblicare, oppure ricevete richieste dai vostri lettori?

Il primo romanzo è stato possibile tradurlo grazie alla disponibilità dell’autrice Abigail Reynolds che ci è venuta notevolmente incontro per quanto riguarda i diritti di traduzione (e per questo non smetterò mai di ringraziare). Poi cerchiamo e cercheremo di seguire gusti e suggerimenti dei lettori.

5. C’è qualcosa che vi rifiutereste categoricamente di tradurre? Qualche sequel che, a parer vostro, è scadente o che potrebbe non essere apprezzato dai lettori?

Bè, credo che si tratta di qualcosa di veramente scadente non la pubblicheremmo, ma non ci siamo ancora trovati in situazioni di questo genere.

6. Nonostante la Austen sia passata a miglior vita ormai più di 200 anni fa, la sua fama e l’ammirazione dei lettori per i suoi personaggi sembrano non essersi mai arrestate. C’era chi, nel panorama accademico italiano, sosteneva che non fosse capita e apprezzata a dovere dai lettori o, comunque, che non suscitasse tutta l’ammirazione che suscitava nei paesi anglofoni, dove il “culto” austeniano ha radici ben più profonde e salde. Tuttavia ora, in Italia, il numero crescente di manifestazioni di apprezzamento, le ri-mediazioni attraverso siti web, blog tematici, ma anche l’attenzione posta dai media e dall’editoria, confermano che siamo stati contagiati dalla austenmania. Cosa ne pensate? Si tratterà di una passeggera moda alimentata dal consumismo o si tratta di un vero e proprio amore per le sue pagine?

Naturalmente lo spero, spero che gli italiani un giorno imparino a spegnere la televisione davanti al Grande Fratello e aprire un libro. Ma la realtà è che rispetto ad altri paesi siamo davvero molto molto indietro.

7. Quali sono le maggiori sfide di un traduttore che si accinge a tradurre un sequel austeniano? Potete farci un esempio di difficoltà riscontrata nel linguaggio?

Quando ci si accinge a tradurre un sequel austeniano ci si trova indubbiamente di fronte a una serie di sfide. Alcune sono le classiche sfide con le quali deve misurarsi quotidianamente un traduttore, altre sono maggiormente connesse con la particolare tipologia del testo cui ci si approccia. Personalmente, ritengo che la principale difficoltà incontrata durante la traduzione de “La lettera di Mr Darcy” sia stata quella di ricordarsi in ogni momento che si trattava di un sequel. Avendo studiato e tradotto per anni stralci delle opere di Jane Austen, più volte ho dovuto richiamare alla memoria che l’autrice dell’opera era un’altra. Ciò, ovviamente, implica scelte traduttive differenti, poiché il lessico delle scrittrici, per quanto possa alle volte coincidere, tende spesso a riguardare sfumature diverse di significato o a prediligere aspetti dissimili della natura polisemica di taluni termini. Un’altra sfida è rappresentata dalla presenza di scene che presentano una serie di termini e di situazioni che si distaccano decisamente dal testo che ha ispirato il libro. In tali casi è stato arduo trovare soluzioni traduttive che avessero un sapore vagamente austeniano, senza dimenticarsi che si stanno pur sempre trattando tematiche che affermano una certa quale indipendenza e modernità del testo. Per un esempio concreto rimanderei al diciannovesimo capitolo. Cosa vi accade? Permettete di rispondere come farebbe River Song, noto personaggio Whoviano: spoilers.

8. Molti derivati hanno al loro interno citazioni prese direttamente dalla Austen, oppure contengono citazioni a romanzi di contemporanei… in questo caso vi ispirate magari a traduzioni italiane già esistenti, oppure, rimodulate tutto in accordo con la vostra voce?

Cerchiamo sempre di tenere presente le traduzioni già esistenti, riformulando tutto con il nostro stile.

9. Con voi collabora anche un’illustratrice. Si occupa di curare la grafica delle copertine e dell’impaginazione, oppure inserite anche all’interno del romanzo tradotto delle illustrazioni? Se sì, a cosa sono ispirate? Se no, lo avete mai considerato come progetto eventuale da intraprendere?

La nostra illustratrice, Nataly Crollo, è un asso nella manica che abbiamo e che sta preparando una bella sorpresa targata To be continued. Nessuno spoiler al riguardo.

10. Quali sono i vostri progetti futuri?

Libri, traduzioni, pubblicazioni… ma soprattutto speriamo che ogni giorno qualcuno si accorga di noi dell’entusiasmo vero e della passione, ma anche del sacrificio con il quale facciamo questo lavoro. Tutte noi che per “tirare avanti” facciamo tutt’altro nella vita.


To be continued su Libreriamo

To be continued su Libreriamo

http://www.libreriamo.it/a/4321/to-be-continued-il-primo-marchio-editoriale-interamente-dedicato-a-jane-austen.aspx

Qui riproposto l’articolo pubblicato su Libreriamo, giugno 2013.

MILANO – La sua prima collana dedicata agli spin off, sequel e prequel delle opere di Jane Austen, tradotti in italiano. E’ questo “To be continued”, il progetto messo in piedi da tre ragazze, dedicato all’autrice di Orgoglio e Pregiudizio. Daniela Mastropasqua, una delle ideatrici, spiega l’entusiasmo e le difficoltà incontrate nel corso del progetto.

Perché realizzare un marchio editoriale dedicato a Jane Austen?  L’idea di realizzare un marchio dedicato a Jane Austen nasce dalla volontà di dar voce a quella che è una vera e propria passione che accomuna tantissime janeites nel mondo e fortunatamente anche in Italia. Sono tante le associazioni culturali, i circoli di lettura e i fans club dedicati all’autrice e il bicentenario di Orgoglio e Pregiudizio ha dimostrato come un libro di duecento anni può ancora oggi appassionare e incantare. Infine, personalmente volevo fare un omaggio a mio modo a un’autrice con la quale sono cresciuta.

Cosa ha rappresentato all’interno del panorama letterario mondiale?  Jane Austen è tra le autrici più famose e conosciute al mondo. La sua penna è riuscita a descrivere cose che probabilmente non aveva mai visto ed emozioni che forse non aveva mai provato e lo fa in un modo che risulta ancora attuale e che arriva senza difficoltà a colpire il cuore delle adolescenti moderne. Spontaneità, ironia e immediatezza sono i primi agettivi che mi vengono in mente quando si tratta di descrivere il suo stile narrativo. E poi, ci sarà un motivo se nel 1996 Vanity Fair l’ha definita “the hottest writer in the show business”.

Nonostante la crisi che sta colpendo anche i grossi colossi editoriali, il vostro progetto e ammirevole. Come avete fatto a sostenere la partenza? Quali sono i primi riscontri del pubblico?  Con sacrifici e tanta forza di volontà. Abbiamo realizzato il primo libro senza nessuno che credesse in noi, lavorando senza compenso solo per noi stesse, per un progetto in cui credevamo che mano mano prendeva forma. Siamo ben  lontane dal poter definirci soddisfatte, per lo più siamo ancora delle sogratrici sconosciute… però ricevere anche la singola mail di una lettrice che ci scrive “non vedo l’ora che pubblicherete un altro libro, grazie per il vostro lavoro”, credo che sia semplicemente impagabile.

Quali sono i vostri progetti futuri, per continuare a promuovere la casa editrice?  L’unico progetto futuro è quello di continuare a crederci: lavorare credendo in quello che facciamo. Ci teniamo molto ad essere riconosciute per professionalità e passione, credo che il resto verrà da sé.


To be continued’: Jane Austen a Bari per raccontarci “cosa sarebbe successo se…”

‘To be continued’: Jane Austen a Bari per raccontarci “cosa sarebbe successo se…”

(a cura di Antonella Paparella)

“Con la cultura non si mangia”, disse qualche anno fa il poco simpatico (e poco lungimirante) ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ma c’è chi ci prova ugualmente, alla faccia delle classifiche che collocano l’Italia ai posti più bassi per numero di lettori nel mondo occidentale e dei politici disfattisti e miopi.

Leggere è una passione, ma non solo. È anche un potente strumento di condivisione con persone e luoghi lontani, soprattutto grazie a Internet.E da oggi rappresenta anche un modo per intervenire attivamente sul passato oggetto dei libri che amiamo. Quanti di noi hanno fantasticato sulle pagine di romanzi meravigliosi, chiedendosi come sarebbe potuta andare a finire una storia d’amore? Sicuramente tanti. Emblematico è il caso di ‘Via col vento’, che ha generato alcuni sequel letterari e cinematografici, rimasti però sempre episodi frutto della volontà di un singolo scrittore/regista. Ma oggi? Grazie al web sono nate delle comunità di appassionati del genere sequel. E proprio a Bari una di queste ha dato vita a un interessante e innovativo progetto editoriale, interamente pensato e realizzato da Daniela Mastropasqua, 28 anni, traduttrice professionista, editor e grande appassionata di libri. Non casuale è il nome della sua attività, ‘To be continued’ (www.becontinued.it), dedicata alla scrittrice inglese Jane Austen. Ma scopriamone di più proprio chiacchierando con lei.

Come nasce il tuo progetto?

Direi che è un progetto nato dalla curiosità e portato avanti dalla passione. Sono un’accanita lettrice e tra le mie penne preferite c’è quella di Jane Austen, con la quale sono cresciuta. Qualche tempo fa ho scoperto un nuovo genere letterario ispirato a Jane Austen diffuso nei paesi anglofoni.  È un genere molto particolare: autori, per lo più autrici, che riprendono i leggendari romanzi della Austen per continuarne la storia, immaginando, per esempio, come è andata la vita matrimoniale di Elizabeth e Darcy. Oppure ci sono le variazioni, il primo libro che abbiamo curato è proprio una variazione nella quale si parte dalla domanda: cosa sarebbe successo se Elizabeth non avesse letto la lettera con la quale Darcy le rivela la verità sui suoi sentimenti e sul comportamento di Wickham. Da qui ne viene fuori un nuovo corso degli eventi divertente e credibile. Poi ci sono ancora altri generi, per esempio, i diari dei protagonisti, che io trovo meravigliosi, oppure i romanzi che approfondiscono le vicende dei personaggi minori. Insomma, in breve ho scoperto un mondo letterario nuovo. Da lì al chiedermi il perché in Italia questi libri non ci sono, a parte le variazioni estreme che hanno come protagonisti zombie e vampiri, pubblicati tra l’altro con un discreto successo, il passo è stato breve.

Realizzarlo è stato difficile?

Non è stato facile. Ma non mi sono fatta scoraggiare dal burocratese, dalle tempistiche, dalle esigenze economiche. Naturalmente non sono sola, io ci ho messo l’idea e la passione ma il progetto non sarebbe andato in porto se non avessi potuto contare su persone valide e preparate. Mi riferisco in primo luogo alla traduttrice del primo romanzo, Sara Caldara, amica e collega di corso all’università e l’illustratrice nonché amica di una vita Nataly Crollo. Quello che mi ha deluso e che mi delude di più è la diffidenza della gente. Non mi stupisco se la diffidenza viene da persone più grandi e con più esperienza, ma mi stupisco dei miei coetanei o delle nuove generazioni che sembrano demotivate a prescindere. Quando ho cominciato a parlare del progetto sono state tante le persone che mi hanno suggerito di lasciar perdere perché troppo complicato. Io sono contenta di non averlo fatto, indipendentemente da come andranno le vendite. Chi avrà in mano il nostro libro si accorgerà che è frutto di passione, cura e rispetto. Di questo ne andrò sempre fiera. Ne approfitto, in questo caso, per ringraziare l’autrice Abigail Reynolds, che con grande gentilezza e umiltà ci ha dato la sua fiducia, fornendoci il nostro primo libro da pubblicare La lettera di Mr Darcy.

Hai mai pensato di partecipare ai finanziamenti regionali per giovani imprenditori per facilitare la realizzazione?

Sì, ci ho pensato ma non è stato possibile per vari motivi tecnici. Comunque, da quello che ho potuto vedere, si dà poco spazio alle iniziative culturali/letterarie in questi contesti. Spero di sbagliarmi, ma questa è stata la mia prima sensazione.

Pensi che vivere a Bari sia un ostacolo o un vantaggio per portare avanti questo genere di progetti? Ritieni che altrove avresti avuto più sostegno o più mercato? E hai mai pensato di andartene?

Io adoro la mia città, ma indipendentemente da questa iniziativa i cui esiti sono tutti da vedere, sono quasi due anni che cerco un lavoro che vada al di là di un progetto stagionale o di qualcosa di sottopagato. Quindi credo che prima o poi sarò costretta anche io a sradicare le mie radici. Arrivati a un certo punto si sente il bisogno di avere le proprie soddisfazioni personali e Bari in questo, con tutte le lauree e i master che puoi avere, non ti aiuta per niente. Un progetto editoriale di questo genere probabilmente in una città come Roma avrebbe trovato più sostegno, ma siamo ancora all’inizio. Aspettiamo e vediamo.

Internet aiuta a promuovere progetti di questo tipo? Insomma, è questa la nuova frontiera dell’editoria?

Il nostro libro si vende solo su internet, sul nostro sito (www.becontinued.it), quindi internet è fondamentale. Speriamo di raggiungere una fetta di pubblico nonostante non ci siano grandi slogan o grandi pubblicità perché non possiamo permettercelo. Contiamo sul passaparola. Se un lavoro è fatto bene, indipendentemente che un libro piaccia o no perché si tratta di gusti, si viene apprezzati. Contiamo su questo: di essere apprezzate per il nostro lavoro, l’impegno e il rispetto che ci mettiamo. Spero che il pubblico impari a fidarsi di noi per crescere insieme… chissà.

leggi l’articolo originale su http://bariamo.info/to-be-continued-jane-austen-a-bari-per-raccontarci-cosa-sarebbe-successo-se/